La gelosia sarà un’insegnante, se le darò ascolto

Articolo di Clementine Morrigan
Traduzione di Rachele Cinerari

La versione originale di questo testo di Clementine Morrigan, “Jealousy is a Teacher, If I Will Let It Be”, è contenuta nella fanzine Love Without Emergency: I Want This But I Feel Like I’m Going to Die. (Writing on trauma, attachment, and polyamory).


Essere poliamorosa, e una persona sopravvissuta a violenze sessuali, e un essere umano che vive in un mondo che definisce costantemente l’amore come monogamia, e una femme che vive in un mondo che definisce costantemente il mio valore in base alla mia capacità di essere (la più) desiderabile è difficile. Devo essere sincera e dire che è difficile. Eppure, nel profondo – lo sento nelle ossa – è ciò che voglio. Voglio amare e desiderare liberamente. Voglio che il mio amore possa amare e desiderare liberamente. Quindi scrivo questo testo per esplorare ciò che chiamiamo gelosia.

La gelosia mi ha esasperato, mi ha fatto contorcere su me stessa, mi ha mandato a caccia di quacun* da biasimare, mi ha fatto sprofondare. La gelosia, la più tremenda delle emozioni, mi confonde, perché in fondo io conosco me stessa, a me davvero piace chi sono. Mi arrendo alla gelosia in quanto insegnante, mi contorco sotto alla sua pressione, mi sento a disagio ma non scappo dalla mia gelosia rinnegandola, evitandola o cercando di controllare il desiderio dell’altra persona. Lascio che sia ciò che è. E imparo alcune cose.

Sono gelosa del suo essere desiderabile, sì, ma sono anche gelosa del suo desiderio. Il mio desiderio è incastrato come una parola che mi si blocca in gola, come un uccello in gabbia, come un laccio da scarpe nella catena della bicicletta; è qualcosa di brutto. Il mio desiderio è un casino informe, una lingua che non parlo da così tanto tempo che quando provo a pronunciarla non ha più un suono familiare. Il mio desiderio è cosa morta, un cadavere in putrefazione, un animale in gabbia, una causa persa. Sono così poco in contatto con il mio desiderio. E sì, sono gelosa di lei perché stimola il desiderio in l*i, ma soprattutto sono gelosa della sua capacità di desiderare.

Non mi sono permessa di essere libera. Non mi sono data il permesso di straripare ed esplorare, essere curiosa e agire. Mi sono vergognata del mio desiderio; l’ho punito e l’ho nascosto, ne sono stata terrorizzata. Ho trasformato il mio desiderio nel bisogno decoroso di essere desiderabile. Un’attività infinita, mai del tutto soddisfatta, per trasformarmi nella cosa più amabile o scopabile. Ma in fondo, sotto la superficie, c’è il mio bisogno, il mio bisogno di volere, il mio bisogno di agire, il mio bisogno di desiderare.

Fanzine “Love Without Emergency” di Clementine Morrigan.

Sto scrivendo questo testo in questo momento e non sto cercando di dargli un senso. Sto seguendo i giri tortuosi delle mie emozioni e lascio che mi guidino. Quando lascio andare, quando apro il mio cuore e lascio che la gelosia mi inondi, vedo che sono completa anche da sola. Ho paura, certo. Ho paura di essere abbandonata, di non essere abbastanza brava, di essere data per scontata e venire paragonata. Provo rancore, certo, nei confronti di ogni singola persona che sembra volere, bramare, desiderare, invaghirsi molto più facilmente e liberamente di me. Provo rancore, certo, nei confronti di ogni persona il cui primo incontro con la sessualità non è stato l’abuso infantile. È questa la verità.

Ho paura di non essere vista, di non essere importante, di non essere all’altezza. Ho paura di essere abbandonata. Ho paura che ciò che è importante per me non lo sia altrettanto per te. Ho paura di possedere il mio desiderio. Ho paura di ammettere ciò che voglio, e addirittura di sapere ciò che voglio. Tutto questo tocca questioni di cui mi vergogno e che ho sepolto nel profondo di me stessa. Da bambina ho imparato che il sesso era, per sua natura, pericoloso, intrusivo e fuori controllo e adesso sento che desiderare è qualcosa di pericoloso, intrusivo e fuori controllo.

Vorrei poter scrivere tutto questo in un modo chiaro, cronologico e organizzato, ma non ci riesco. Spero che possa aver senso. Ho imparato che sono completa. La mia paura è mia. Il mio rancore è il mio. La mia storia è la mia, il mio giudizio è il mio. Le mie supposizioni sono le mie. La mia gelosia è la mia. Il mio percorso è il mio. Il mio desiderio è il mio. Ho imparato che nessun’altra persona possiede la chiave per la mia felicità. Nessun’altra persona potrebbe mai amarmi abbastanza da aggiustare niente di tutto questo. È un percorso che devo fare da sola.

Vengo messa a nudo dalla mia gelosia. Mi trovo faccia a faccia con la mia umanità nuda, vibrante e potente. Mi trovo faccia a faccia con il mio dolore, la mia rabbia, il mio terrore, la mia forza e il mio desiderio. Lascio che la stretta, la torsione e il dolore arrivino. Guardo il mio dolore come fosse una lupa con una zampa intrappolata. La guardo lottare e ringhiare e alla fine liberarsi. Ferita, zoppicante, ma libera.

La gelosia mi porta a ricordare che nonostante il mio femminismo e la mia queerness non sono immune da una cultura che tratta le femme come oggetti. Non sono riuscita a fuggire dal condizionamento sociale secondo cui il mio principale obiettivo dovrebbe consistere nell’essere desiderabile. Non ne sono uscita indenne, senza ferite. La gelosia rinnova il mio impegno nel femminismo, mi ricorda perché è ancora necessario per me disimparare attivamente la mia misoginia interiorizzata. Mi ricorda che devo resistere attivamente al processo di oggettificazione delle altre femme, che devo resistere attivamente a una cultura che mi incita a competere con le altre femme per ricevere l’attenzione maschile.

La mia gelosia è radicata nel trauma, nell’abuso infantile, nel sessismo, nel sessismo interiorizzato, nella queerfobia, nella queerfobia interiorizzata, nei dettami della normatività monogama.

Vedere lx mix partner che desidera un’altra persona è una esperienza spirituale, nel senso che mi dà una scelta: crescere, oppure no. Scelgo di crescere. La gelosia è un’insegnante, e che insegnante.
Il fatto che mi senta a disagio, spaventata, rancorosa, amareggiata o un’altra serie di emozioni non significa che non voglia che lx mix partner abbia altre relazioni. Se osservo con attenzione mi rendo conto che questi sentimenti intricati significano altro.

Significano: voglio desiderare in modo libero e agire sul mio desiderio. Sono attratta da donne e femme e voglio poter seguire questo desiderio senza sentirmi una disadattata (questa è la mia eredità data dall’aver subito abusi, dall’aver vissuto in una cultura che oggettifica le donne/femme e dal non voler essere parte di questa oggettificazione). Voglio mettermi in relazione con le altre femme senza competitività. Voglio sentirmi umana e non sentirmi un oggetto sessuale. Voglio sentirmi speciale e importante e amata da chi amo. Voglio sentirmi al sicuro. Voglio sentirmi intera. Voglio sentirmi protetta. Voglio onorare e guarire le ferite del mio passato. Voglio essere sincera. Voglio essere ascoltata. Voglio essere confortata e rassicurata.

Queste cose che voglio sono tutte alla mia portata. La gelosia può insegnarmi cosa voglio davvero e darmi il coraggio di ricercarlo, lavorarci, chiederlo. Fare finta di non provare gelosia, che sono meglio di così, che ormai sono passata oltre, significa rifiutare un dono che mi viene offerto. Negare la mia gelosia significa scacciare via lezioni importanti che hanno il potere di guarirmi. La gelosia sarà un’insegnante, se le darò ascolto.

 


Clementine Morrigan è una scrittrice socialista-femminista, un’educatrice e una intellettuale pubblica e vive a Montréal, in Canada. Scrive saggi popolari e controversi sulla cultura, la politica, la sessualità e il trauma.

Rachele Cinerari è dottoressa di ricerca in Teoria della letteratura, editor e traduttrice freelance. Si interessa prevalentemente di letteratura tedesca e francese di inizio Novecento, rapporti tra letteratura e conoscenza, saggismo, frammentarietà, letteratura come spazio e strumento di sovversione delle norme.


Immagine di copertina: © Cho Gi-Seok (CHOGISEOK), tutti i diritti riservati.


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